
Il tacchino: dall'America all'Europa
"Vidi una quantità di enormi galline dalle piume come lana...". Fra i tanti shock culturali cui fu sottoposto a partire dal 1492 dopo aver messo piede in quelle che lui credeva essere le Indie, Cristoforo Colombo ebbe anche questo, annotato fedelmente nel suo diario di bordo in data 6 luglio 1503: imbattersi in pennuti di grandi dimensioni, che né lui né nessun altro europeo aveva mai visto prima. I tacchini.
I "gallini d'India" ebbero immediato successo nelle mense europee, dove arrivarono nel 1519 portati dai gesuiti spagnoli che, al seguito dei "conquistadores", erano andati in America a convertire le popolazioni indigene. Il tacchino compare nel 1570 nel banchetto nuziale di Carlo IX di Francia ed Elisabetta d'Austria e, trent'anni dopo, in quello di Francesco IV re di Francia e Maria de' Medici.
Oggi che in Europa il numero di re e regine è alquanto diminuito, il tacchino è diventato un alimento di grande consumo, legato in modo significativo ad una ricorrenza: "A Natale, o grosso o piccino, su ogni tavola c'è il tacchino", recita un vecchio proverbio popolare. Tuttavia è in continua crescita il suo utilizzo in ogni momento dell'anno, grazie alle sue qualità nutrizionali, ai pregi gastronomici e alla versatilità di preparazione e di consumo.
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